In Sudafrica muore un rinoceronte ogni 20 ore a causa del suo corno. La scienza ha deciso di rispondere con qualcosa che nessuno si aspettava: la radioattività.
Il Rhisotope Project, guidato dal professor James Larkin dell’Unità di Radiazioni e Fisica della Salute dell’Università di Witwatersrand a Johannesburg, sta iniettando basse dosi di radioisotopi direttamente nei corni di rinoceronti vivi e sedati.
Il processo consiste nel perforare due piccoli chip radioattivi alla base del corno e successivamente spruzzare 11.000 micropunti nella zona. Il materiale durerebbe cinque anni prima di dover essere rinnovato.
La logica è ingegnosa. I principali aeroporti e porti del mondo, inclusi quelli del Sudafrica, dispongono già di infrastrutture per rilevare materiale radioattivo, installate originariamente per prevenire il contrabbando di armi nucleari. Qualsiasi corno radioattivo che tenti di attraversare una frontiera farebbe scattare automaticamente gli allarmi e attiverebbe una risposta immediata delle forze dell’ordine.
L’urgenza del problema giustifica la soluzione. Il corno di rinoceronte viene venduto nel mercato nero fino a 60.000 dollari al chilogrammo, un valore superiore a quello di oro, platino, diamanti e altre sostanze di grande valore. La domanda proviene principalmente dall’Asia, dove viene utilizzato nella medicina tradizionale nonostante non abbia alcun effetto terapeutico comprovato. Nel 2023, 499 rinoceronti sono stati uccisi dai bracconieri solo in Sudafrica, l’11% in più rispetto all’anno precedente.
I veterinari coinvolti nel progetto confermano che la dose radioattiva è così bassa da non rappresentare alcun rischio per gli animali né per chi se ne prende cura. Tuttavia, rende i corni di fatto tossici per il consumo umano.
Se il progetto avrà successo, potrebbe essere esteso anche a elefanti e pangolini.

Fonte: Università di Witwatersrand — “The Rhisotope Project: using nuclear technology to combat rhino poaching” — Johannesburg, Sudafrica — 2026
Il Rhisotope Project, guidato dal professor James Larkin dell’Unità di Radiazioni e Fisica della Salute dell’Università di Witwatersrand a Johannesburg, sta iniettando basse dosi di radioisotopi direttamente nei corni di rinoceronti vivi e sedati.
Il processo consiste nel perforare due piccoli chip radioattivi alla base del corno e successivamente spruzzare 11.000 micropunti nella zona. Il materiale durerebbe cinque anni prima di dover essere rinnovato.
La logica è ingegnosa. I principali aeroporti e porti del mondo, inclusi quelli del Sudafrica, dispongono già di infrastrutture per rilevare materiale radioattivo, installate originariamente per prevenire il contrabbando di armi nucleari. Qualsiasi corno radioattivo che tenti di attraversare una frontiera farebbe scattare automaticamente gli allarmi e attiverebbe una risposta immediata delle forze dell’ordine.
L’urgenza del problema giustifica la soluzione. Il corno di rinoceronte viene venduto nel mercato nero fino a 60.000 dollari al chilogrammo, un valore superiore a quello di oro, platino, diamanti e altre sostanze di grande valore. La domanda proviene principalmente dall’Asia, dove viene utilizzato nella medicina tradizionale nonostante non abbia alcun effetto terapeutico comprovato. Nel 2023, 499 rinoceronti sono stati uccisi dai bracconieri solo in Sudafrica, l’11% in più rispetto all’anno precedente.
I veterinari coinvolti nel progetto confermano che la dose radioattiva è così bassa da non rappresentare alcun rischio per gli animali né per chi se ne prende cura. Tuttavia, rende i corni di fatto tossici per il consumo umano.
Se il progetto avrà successo, potrebbe essere esteso anche a elefanti e pangolini.

Fonte: Università di Witwatersrand — “The Rhisotope Project: using nuclear technology to combat rhino poaching” — Johannesburg, Sudafrica — 2026



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