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Aprilia Racing e il sogno mondiale, DIETRO LE QUINTE

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    #1

    Aprilia Racing e il sogno mondiale, DIETRO LE QUINTE

    Nel quartier generale di Aprilia Racing, al banco motori, i tecnici stanno già testando il propulsore progettato per la stagione 2027 del Motomondiale. Sembra quasi di stare alla Nasa: cavi, sensori, monitor, ventole. Viene simulato, attraverso i computer, il comportamento di guida sul tracciato di Silverstone. Ogni parametro viene registrato, analizzato, calibrato. Tra un’accelerata a tutto gas e una staccata da brividi, al team manager di Aprilia, Paolo Bonora, scappa una confidenza: «In questa stanza si parla ancora in dialetto, siamo tutti veneti».



    Una storia del Nordest

    Ebbene sì: non dalla motor valley emiliana, non dalle storiche motor company giapponesi, ma dal profondo Nordest nasce l’attuale primato tecnologico e sportivo, targato Aprilia, nella classe regina delle competizioni motoristiche su due ruote. Il marchio di Noale, con sede a poche centinaia di metri dalle mura medievali della Rocca dei Tempesta, gareggia dal 1974, detiene 54 titoli mondiali ma negli ultimi anni ha fatto davvero il grande salto. Il suo pilota Marco Bezzecchi non ne sbaglia una dalla fine del 2025. Con cinque vittorie consecutive (negli ultimi due gran premi della passata stagione e nei primi tre del campionato 2026) ha battuto il record dei giri sempre al comando: 121 (prima di lui solo Jorge Lorenzo, fermo a 103). Tutto merito della sua abilità e della sua moto, iper-competitiva, capace di erodere il primato storico nelle massime cilindrate di marchi come Ducati (che oggi è del gruppo Audi), Honda, Yamaha.
    Per Aprilia più che di una rinascita è giusto parlare di una vera e propria consacrazione, che intreccia storia industriale, innovazione, investimenti e un lavoro di squadra dove niente viene lasciato al caso. Non manca nulla, nemmeno la voglia di condividere il percorso che ha reso possibile questo «sogno».


    I protagonisti della cavalcata

    I cancelli dello stabilimento si aprono per noi e consentono di conoscere da vicino questa nuova epopea «Made in Veneto». Ci guidano tra i diversi reparti Germano Bergamo, responsabile della progettazione del telaio, in Aprilia dal 1990 e che ne conosce ogni millimetro; poi Fabiano Sterlacchini, direttore tecnico, un innesto più recente, a capo del reparto corse dal novembre 2024 dopo una lunga esperienza con Ducati e una parentesi di alcuni anni in Ktm; dulcis in fundo Paolo Bonora, altro decano della casa di Noale, figlio di un elettrauto, originario di Caerano San Marco, in provincia di Treviso, assoldato nel 2002 quando era ancora uno studente di ingegneria di Padova in tesi: «Applicai i miei studi sulla fluidodinamica - racconta - lavorando al nuovo sistema di alzata delle valvole. Fu una delle innovazioni storiche delle nostre moto e ne seguirono molte altre».
    Quelli che sforna l’Aprilia Racing sono prototipi da pista, esemplari spinti al limite, concepiti per battere ogni record con soluzioni aerodinamiche, ingegneristiche e meccaniche fuori dall’ordinario. Ma sulla porta accanto lavora anche il personale che si occupa dello sviluppo prodotto per mercato «consumer».

    Piaggio e Moto Guzzi

    La storica fabbrica dello scooter «Scarabeo» oggi è soprattutto quella delle moto da strada Rs 457, Rs 660 e le naked Tuono. «Tra noi e il centro stile - spiega Bergamo, diplomato al Pacinotti di Mestre come perito meccanico - c’è un continuo scambio. Aprilia è un marchio che ha un’identità molto forte». Le moto da corsa vengono assemblate in loco, quelle in vendita a catalogo sono prodotte a pochi chilometri, negli stabilimenti di Scorzè. A Noale si progettano anche i modelli di Moto Guzzi.
    Passato e presente si compenetrano anche se rimangono separati da una cesura molto forte: l’azienda portata alla ribalta da Ivano Beggio a partire dagli anni ‘60, è di proprietà del gruppo Piaggio dal 2004. Per fare il grande salto in Motogp sono stati determinanti non uno ma due «papi stranieri», cioè l’amministratore delegato Massimo Rivola, romagnolo con un passato in Formula 1, e Sterlacchini, marchigiano. Proprio quest’ultimo ci spiega la genesi della «F-duct», una delle soluzioni aerodinamiche (mutuate dalla F1) che sono state introdotte, un po’ a sorpresa, quest’anno in carena e che si sono rivelate determinanti in fase di gara: «È frutto di un lavoro di squadra - spiega - perché l’intelligenza collettiva di un gruppo può essere superiore alla somma di quella dei singoli membri». Si può parlare di «genius loci»? «In questa azienda ho trovato tante persone capaci di esprimersi a un livello di professionalità alto e omogeneo, non è scontato - prosegue Sterlacchini - in questo territorio si percepisce la presenza di un’azienda che ha segnato la storia dell’industria motociclistica italiana. C’è tanta passione, una grande foga e anche un po’ di individualismo: per far lavorare i cervelli assieme e raggiungere risultati di eccellenza tutte queste energie devono essere domate».

    Le quote rosa

    Lasciamo i progettisti, gli ingegneri, i designer, elettronici e statistici (tra cui a far valere le quote rosa c’è la matematica bellunese Elena De Cia), concentrati davanti ai loro monitor, nell’ampio open space al primo piano, scendiamo giù, in officina per dare un ultimo sguardo alla Rs-Gp26, che gareggerà domenica prossima a Jerez. È quella del test rider Lorenzo Salvadori, le altre girano il mondo, da un continente all’altro e fanno conoscere un pezzo di Nordest al grande pubblico.
    da il corriere del veneto


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    #2


    Ma quest'anno niente Aprilia all stars?

    mito22 tu magari sai qualcosa

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      #3
      «In questa stanza si parla ancora in dialetto, siamo tutti veneti».
      I preti so' ammessi?
      Mmmh, non credo.😂

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        #4
        …. Se penso ad un Veneto in un officina ahahah mi viene in mente solo una cosa.

        ahahah e lo dico con cognizione di causa!

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          #5
          Immenso Nordest ❤️

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