Monte Carlo - Di giorno puoi andare in giro sulle strade panoramiche della Costa Azzurra. Puoi farlo ad andatura turistica, con la morosa (o il moroso) sulla parte posteriore della sella, o a ritmo un po? pi? garibaldino, alla ricerca di emozioni da gustare in solitaria. Quello lo decidi tu.
La sera, magari, prima di andare a cena, puoi concederti un piccolo giro in centro, giusto per riempirti gli occhi con il luccichio delle vetrine, sperando comunque che il traffico sia un po? meno bastardo del solito.
Di notte, invece, la ricetta ? fin troppo semplice: giubbotto alla moda, locale giusto e voglia di rilassarsi, tutt?al pi? rinvigorita da una piccola puntatina al Casin?. Questa la location proposta da Ducati per la presentazione del nuovo Monster S2R. Una moto che parte da lontano e arriva ai giorni nostri con un bagaglio carico di popolarit?. Successi maturati non solo nell?ambito puramente meccanico (pur se gli aggiornamenti non sono mai mancati), ma anche e soprattutto in termini di immagine. Se il Monster ? considerato un oggetto glamour e di innegabile fascino, protagonista dell?immaginario collettivo, il merito ? anche dell?abile lavoro portato avanti dall?ufficio marketing Ducati.
Colorata, aggressiva, tecnologica: la naked bolognese ? quella che fa breccia davanti ai bar, attira gli sguardi mentre ? ferma al semaforo, fa voltare la testa laddove si avventuri nel traffico cittadino. A sostegno di questa nuova definizione, L?S2R, ci sono interventi tecnici misurati, ma operati con la giusta intelligenza.
Si ? cercato, in pratica, di rendere il ?pacchetto? pi? equilibrato possibile, mettendoci dentro tutto ci? che la gente, nessuno escluso, vuole trovare in un Monster.
Prestazioni? Ecco un bicilindrico da 800 cc con 77 Cv alla ruota e una coppia pi? che sufficiente a tirar fuori dai guai in qualsiasi situazione.
Ciclistica all?altezza? Il traliccio in tubi d?acciaio non ha bisogno di presentazioni, mentre i cerchi in lega leggera, il monoammortizzatore regolabile Sachs e la forcella Marzocchi con steli da 43 mm si difendono egregiamente sia in citt? che sulle statali.
Estetica esclusiva? La linea del Monster ? ormai una sorta di icona a due ruote e a Borgo Panigale si guardano bene dal modificarla; in pi? ci sono alcune prelibatezze tecniche, quali il forcellone monobraccio in tubi d?alluminio, l?impianto di scarico alto con doppio terminale sovrapposto sul lato destro e le nuove colorazioni che rendono la nuda bolognese molto accattivante.
Sicurezza? I nuovi freni anteriori con dischi da 300 mm e le pinze flottanti a due pistoncini assicurano un mordente pari ai moderni impianti sportivi, ma hanno una risposta pi? dolce, adatta anche alle frenate ?da panico? di chi non ? abituato ad andare in pista, e hanno il vantaggio di ridurre l?inerzia del gruppo ruota, migliorando la maneggevolezza. Inoltre, il pneumatico posteriore da 180/55, montato sul cerchio di 5,5?, garantisce un?impronta a terra coi controattributi.
Facilit? di utilizzo? La frizione ? la stessa del modello 620, dotato del dispositivo APTC che riduce lo sforzo da applicare alla leva al manubrio e limita la coppia retrograda che si genera in scalata, scongiurando il rischio di saltellamento della ruota posteriore.
Infine, il prezzo: L?S2R costa 9.000 Euro chiavi in mano, 1.000 in pi? del Monster 620. Una differenza che scende a 500 Euro nel caso dell?S2R Dark, con serbatoio, telaio e cerchi verniciati in nero opaco, manubrio in acciaio anzich? in alluminio a sezione variabile e privo di cupolino e coprisella.
La sensazione, anche se non sta a noi fare delle previsioni sulle vendite, ? che di questo modello se ne vedranno in giro un bel po? di esemplari. L?S2R ha, infatti, le carte in regola per superare il piccolo 620 tra le preferenze di ducatisti e non. Questo, almeno, ? quello che pensiamo noi dopo averlo provato sulle suggestive strade del Principato di Monaco. Un percorso, quello messo a punto dagli uomini di Borgo Panigale, che presentava quasi tutte le tipologie di tracciato: dal disimpegno cittadino alla scorribanda extraurbana, senza tralasciare un breve tratto autostradale.
Inutile dire che, nell?arco di queste esperienze, l?S2R ha messo in luce un comportamento simile agli altri componenti della famiglia Monster, con la sua ciclistica facile e intuitiva, la posizione di guida caratteristica e la scarsa protezione aerodinamica, ma ha anche fatto emergere alcuni elementi di distinzione, come la maggiore luce a terra (gi? apprezzata sulla versione a quattro valvole), l?ottima maneggevolezza (frutto, appunto, del nuovo impianto frenante anteriore) e la straordinaria regolarit? di funzionamento del motore (figlio dell?ultima generazione di bicilindrici Ducati). A nostro avviso, infatti, quest?ultimo si ? rivelato davvero una piacevole sorpresa visto che, pur continuando a considerare il 1000 Dual Spark il miglior propulsore attualmente disponibile per una moto stradale, il ?piccolo? 800 ha finalmente raggiunto la dovuta maturit?.
Se prima la motorizzazione intermedia (il vecchio ?settemezzo?) rappresentava una delle varianti meno appetibili all?interno della gamma, come confermano i numeri di vendita e l?esclusione di questa cilindrata dalla famiglia Super Sport, adesso il desmodue da 7,4 Kgm di coppia a 6.500 giri istiga a numeri fin troppo disinvolti.
La naturale propensione all?impennata ?, infatti, una della caratteristiche pi? entusiasmanti dell?S2R, non tanto per via dell?avantreno pi? leggero (anche se, in effetti, tecnicamente lo ?), quanto appunto per la spinta e la facilit? nel prendere giri da parte del pompone che spinge questa versione. Basta aprire il gas in una qualsiasi delle sei marce per sentire il risucchio dell?aspirazione farsi pi? cupo, l? sotto il serbatoio, mentre il contagiri sale con una progressione maledettamente lineare verso la zona rossa. Il bello ? che pur essendo un motore tranquillo, rispetto ad esempio a un quattro valvole, per andare forte su strada non occorre comunque spremere i rapporti fino al limitatore (poco sotto i 9.000 giri).
Ben bilanciata dal punto di vista ciclistico, con forcella e ammortizzatore un pelino duri sullo sconnesso, ma ben tarati per la guida sportiva, la nuova interpretazione del best-seller di Borgo Panigale risulta appena pi? affaticante del modello 620 per via del manubrio sportivo, mentre le pedane, pi? vicine tra loro, non portano a variazioni sensibili per caviglie e ginocchia.
Come dicevamo all?inizio, la frenata ? sempre all?altezza della situazione, ma i dischi da 300 mm (contro i 320 dell?S4R), e soprattutto le pinze a due pistoncini (anzich? quattro) in abbinamento a una pompa priva di serbatoio separato, generano una risposta pi? dolce, dove a una prima trazione della leva corrisponde una potenza inferiore rispetto a prima. In pratica, per ottenere le stesse decelerazioni, bisogna abituarsi ad applicare un po? pi? di forza, in corrispondenza di una maggior corsa da parte del comando, ma in questo modo si ha il vantaggio di poter dosare la frenata in modo ancor pi? millimetrico.
Per quanto riguarda la frizione, invece, il discorso ? quasi all?opposto: la leva ? fin troppo morbida (anche se non quanto quella del 620), tanto che sulle prime si ha una sensazione strana, come se fosse finta. Poi per? si impara ad apprezzare il prezioso contributo che il dispositivo APTC fornisce in fase di scalata, dove ? praticamente impossibile mettere in crisi la ruota posteriore, nemmeno passando dalla quinta alla seconda in pochi metri.
Laddove l?S4R metteva decisamente in soggezione per via delle sue prestazioni esagerate e del peso prossimo ai due quintali, dunque, la versione a due valvole, con 173 Kg a secco e quasi 40 cavalli in meno, regala sensazione ben pi? amichevoli, che portano anche l?utente meno smaliziato a potersi permettere qualche divagazione in termini di guida sportiva e, perch? no, piccoli funambolismi.
Le reazioni, siano esse dovute alla percorrenza delle curve, alle frenate o alle accelerazioni, sono infatti sempre a misura d?uomo, gestibili senza eccessivo sforzo e mai improvvise, cos? come intuitivo ? il comportamento della ciclistica sullo ?stretto? (in citt? o sulle strade di montagna), dove si ha a disposizione sufficiente raggio di sterzo per voltare in poco spazio.
Insomma, una moto pratica, tecnicamente valida e che non passa inosservata: questa la ricetta messa in atto da Ducati per garantire lunga vita a un progetto che dura ormai da oltre dieci anni.
Complessivamente il risultato ? stato raggiunto, anche se qualche piccolo particolare si pu? ancora migliorare, come la solidit? degli specchietti retrovisori (che, pur avendo guadagnato la dovuta visibilit?, tendono a muoversi sotto la spinta dell?aria) e quella del cupolino, affetto da forti vibrazioni. Per il resto, nulla da dire: dopo tanti anni ? ancora lui il riferimento della categoria, quello che continua a trainare le vendite in quel di Borgo Panigale. Il solito (si fa per dire), caro, vecchio Mostro.
La sera, magari, prima di andare a cena, puoi concederti un piccolo giro in centro, giusto per riempirti gli occhi con il luccichio delle vetrine, sperando comunque che il traffico sia un po? meno bastardo del solito.
Di notte, invece, la ricetta ? fin troppo semplice: giubbotto alla moda, locale giusto e voglia di rilassarsi, tutt?al pi? rinvigorita da una piccola puntatina al Casin?. Questa la location proposta da Ducati per la presentazione del nuovo Monster S2R. Una moto che parte da lontano e arriva ai giorni nostri con un bagaglio carico di popolarit?. Successi maturati non solo nell?ambito puramente meccanico (pur se gli aggiornamenti non sono mai mancati), ma anche e soprattutto in termini di immagine. Se il Monster ? considerato un oggetto glamour e di innegabile fascino, protagonista dell?immaginario collettivo, il merito ? anche dell?abile lavoro portato avanti dall?ufficio marketing Ducati.
Colorata, aggressiva, tecnologica: la naked bolognese ? quella che fa breccia davanti ai bar, attira gli sguardi mentre ? ferma al semaforo, fa voltare la testa laddove si avventuri nel traffico cittadino. A sostegno di questa nuova definizione, L?S2R, ci sono interventi tecnici misurati, ma operati con la giusta intelligenza.
Si ? cercato, in pratica, di rendere il ?pacchetto? pi? equilibrato possibile, mettendoci dentro tutto ci? che la gente, nessuno escluso, vuole trovare in un Monster.
Prestazioni? Ecco un bicilindrico da 800 cc con 77 Cv alla ruota e una coppia pi? che sufficiente a tirar fuori dai guai in qualsiasi situazione.
Ciclistica all?altezza? Il traliccio in tubi d?acciaio non ha bisogno di presentazioni, mentre i cerchi in lega leggera, il monoammortizzatore regolabile Sachs e la forcella Marzocchi con steli da 43 mm si difendono egregiamente sia in citt? che sulle statali.
Estetica esclusiva? La linea del Monster ? ormai una sorta di icona a due ruote e a Borgo Panigale si guardano bene dal modificarla; in pi? ci sono alcune prelibatezze tecniche, quali il forcellone monobraccio in tubi d?alluminio, l?impianto di scarico alto con doppio terminale sovrapposto sul lato destro e le nuove colorazioni che rendono la nuda bolognese molto accattivante.
Sicurezza? I nuovi freni anteriori con dischi da 300 mm e le pinze flottanti a due pistoncini assicurano un mordente pari ai moderni impianti sportivi, ma hanno una risposta pi? dolce, adatta anche alle frenate ?da panico? di chi non ? abituato ad andare in pista, e hanno il vantaggio di ridurre l?inerzia del gruppo ruota, migliorando la maneggevolezza. Inoltre, il pneumatico posteriore da 180/55, montato sul cerchio di 5,5?, garantisce un?impronta a terra coi controattributi.
Facilit? di utilizzo? La frizione ? la stessa del modello 620, dotato del dispositivo APTC che riduce lo sforzo da applicare alla leva al manubrio e limita la coppia retrograda che si genera in scalata, scongiurando il rischio di saltellamento della ruota posteriore.
Infine, il prezzo: L?S2R costa 9.000 Euro chiavi in mano, 1.000 in pi? del Monster 620. Una differenza che scende a 500 Euro nel caso dell?S2R Dark, con serbatoio, telaio e cerchi verniciati in nero opaco, manubrio in acciaio anzich? in alluminio a sezione variabile e privo di cupolino e coprisella.
La sensazione, anche se non sta a noi fare delle previsioni sulle vendite, ? che di questo modello se ne vedranno in giro un bel po? di esemplari. L?S2R ha, infatti, le carte in regola per superare il piccolo 620 tra le preferenze di ducatisti e non. Questo, almeno, ? quello che pensiamo noi dopo averlo provato sulle suggestive strade del Principato di Monaco. Un percorso, quello messo a punto dagli uomini di Borgo Panigale, che presentava quasi tutte le tipologie di tracciato: dal disimpegno cittadino alla scorribanda extraurbana, senza tralasciare un breve tratto autostradale.
Inutile dire che, nell?arco di queste esperienze, l?S2R ha messo in luce un comportamento simile agli altri componenti della famiglia Monster, con la sua ciclistica facile e intuitiva, la posizione di guida caratteristica e la scarsa protezione aerodinamica, ma ha anche fatto emergere alcuni elementi di distinzione, come la maggiore luce a terra (gi? apprezzata sulla versione a quattro valvole), l?ottima maneggevolezza (frutto, appunto, del nuovo impianto frenante anteriore) e la straordinaria regolarit? di funzionamento del motore (figlio dell?ultima generazione di bicilindrici Ducati). A nostro avviso, infatti, quest?ultimo si ? rivelato davvero una piacevole sorpresa visto che, pur continuando a considerare il 1000 Dual Spark il miglior propulsore attualmente disponibile per una moto stradale, il ?piccolo? 800 ha finalmente raggiunto la dovuta maturit?.
Se prima la motorizzazione intermedia (il vecchio ?settemezzo?) rappresentava una delle varianti meno appetibili all?interno della gamma, come confermano i numeri di vendita e l?esclusione di questa cilindrata dalla famiglia Super Sport, adesso il desmodue da 7,4 Kgm di coppia a 6.500 giri istiga a numeri fin troppo disinvolti.
La naturale propensione all?impennata ?, infatti, una della caratteristiche pi? entusiasmanti dell?S2R, non tanto per via dell?avantreno pi? leggero (anche se, in effetti, tecnicamente lo ?), quanto appunto per la spinta e la facilit? nel prendere giri da parte del pompone che spinge questa versione. Basta aprire il gas in una qualsiasi delle sei marce per sentire il risucchio dell?aspirazione farsi pi? cupo, l? sotto il serbatoio, mentre il contagiri sale con una progressione maledettamente lineare verso la zona rossa. Il bello ? che pur essendo un motore tranquillo, rispetto ad esempio a un quattro valvole, per andare forte su strada non occorre comunque spremere i rapporti fino al limitatore (poco sotto i 9.000 giri).
Ben bilanciata dal punto di vista ciclistico, con forcella e ammortizzatore un pelino duri sullo sconnesso, ma ben tarati per la guida sportiva, la nuova interpretazione del best-seller di Borgo Panigale risulta appena pi? affaticante del modello 620 per via del manubrio sportivo, mentre le pedane, pi? vicine tra loro, non portano a variazioni sensibili per caviglie e ginocchia.
Come dicevamo all?inizio, la frenata ? sempre all?altezza della situazione, ma i dischi da 300 mm (contro i 320 dell?S4R), e soprattutto le pinze a due pistoncini (anzich? quattro) in abbinamento a una pompa priva di serbatoio separato, generano una risposta pi? dolce, dove a una prima trazione della leva corrisponde una potenza inferiore rispetto a prima. In pratica, per ottenere le stesse decelerazioni, bisogna abituarsi ad applicare un po? pi? di forza, in corrispondenza di una maggior corsa da parte del comando, ma in questo modo si ha il vantaggio di poter dosare la frenata in modo ancor pi? millimetrico.
Per quanto riguarda la frizione, invece, il discorso ? quasi all?opposto: la leva ? fin troppo morbida (anche se non quanto quella del 620), tanto che sulle prime si ha una sensazione strana, come se fosse finta. Poi per? si impara ad apprezzare il prezioso contributo che il dispositivo APTC fornisce in fase di scalata, dove ? praticamente impossibile mettere in crisi la ruota posteriore, nemmeno passando dalla quinta alla seconda in pochi metri.
Laddove l?S4R metteva decisamente in soggezione per via delle sue prestazioni esagerate e del peso prossimo ai due quintali, dunque, la versione a due valvole, con 173 Kg a secco e quasi 40 cavalli in meno, regala sensazione ben pi? amichevoli, che portano anche l?utente meno smaliziato a potersi permettere qualche divagazione in termini di guida sportiva e, perch? no, piccoli funambolismi.
Le reazioni, siano esse dovute alla percorrenza delle curve, alle frenate o alle accelerazioni, sono infatti sempre a misura d?uomo, gestibili senza eccessivo sforzo e mai improvvise, cos? come intuitivo ? il comportamento della ciclistica sullo ?stretto? (in citt? o sulle strade di montagna), dove si ha a disposizione sufficiente raggio di sterzo per voltare in poco spazio.
Insomma, una moto pratica, tecnicamente valida e che non passa inosservata: questa la ricetta messa in atto da Ducati per garantire lunga vita a un progetto che dura ormai da oltre dieci anni.
Complessivamente il risultato ? stato raggiunto, anche se qualche piccolo particolare si pu? ancora migliorare, come la solidit? degli specchietti retrovisori (che, pur avendo guadagnato la dovuta visibilit?, tendono a muoversi sotto la spinta dell?aria) e quella del cupolino, affetto da forti vibrazioni. Per il resto, nulla da dire: dopo tanti anni ? ancora lui il riferimento della categoria, quello che continua a trainare le vendite in quel di Borgo Panigale. Il solito (si fa per dire), caro, vecchio Mostro.


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