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poi dici che uno deve avere fiducia nella giustizia

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  • poi dici che uno deve avere fiducia nella giustizia

    (ANSA) - PIACENZA, 29 APR - Sconterà la sua pena in una parrocchia servendo alla mensa dei poveri. A beneficiare di questa misura alternativa al carcere non sarà un ladruncolo qualunque, ma un principe dei furti che ha seminato terrore in abitazioni e aziende: si tratta di un 29enne albanese, soprannominato Dracula, che era stato arrestato dai carabinieri di Piacenza al termine di una lunga indagine che aveva sgominato la sua banda, accusata di aver messo a segno decine di colpi.
    Dracula, per quei furti, ha ricevuto due condanne dal tribunale di Piacenza, per un totale di circa 10 anni di reclusione, ma il suo avvocato - Mauro Pontini del Foro di Piacenza - si è visto accogliere dalla Corte di appello di Bologna l'istanza per sostituire il carcere con una misura che prevede l'impegno e la residenza in una parrocchia della Romagna. Il sacerdote ha dato la propria disponibilità e così ora Dracula aiuta il prete e serve i pasti in una mensa per indigenti.

  • #2
    fosse il primo... la giustizia e' marcia da decenni in italia.

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    • #3
      Sarei molto curioso di vedere come andrebbe a finire con un ladro seriale italiano che si becca 10 anni in Albania.

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      • #4
        Originally posted by monikaf View Post
        Sarei molto curioso di vedere come andrebbe a finire con un ladro seriale italiano che si becca 10 anni in Albania.
        Finisce che nessuno ne sa più niente!
        AGITATORE della sezione Superbike
        Il Traction Control logora chi non ce l'ha!

        Rossi: il suo vero valore è 4° dietro quelli veramente Forti!

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        • #5
          in pratica se li becchi a casa e li tocchi rischi tu il carcere
          se li beccano le forze dell'ordine che rischiano la vita, li rimettono in libertà per fare servizi sociali nonostante siano reati ripetuti

          qui non è questione di legge, ma di magistrati...perché la concessione la da il magistrato, la legge di ti da la possibilità di essere più o meno magnanimo
          Last edited by doc67; 30-04-19, 09:21.

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          • #6
            ah sisi, ma visto che sono loro ad amministrarla, ogni possibilita' di avere un'applicazione oggettiva della legge e' ormai fuori discussione.

            la componente umana c'e', e' ovvio, ma dovrebbe essere un tantino meno invasiva... stiamo parlando sempre di legge, non di opinioni da bar.

            e invece il bar sport ormai s'e' trasferito nelle camere dei tribunali... un ultra recidivo affidato ai servizi sociali?
            certo... si e' ravveduto poverino... quando sara' il prossimo furto? dopo 10 giorni? una settimana?

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            • #7
              Porca paletta ...
              Originally posted by Luca990
              al mondo di oggi dove svieni per strada e nessuno si ferma a soccorrerti ma tutti sanno che a colazione hai mangiato #yogurtconfragole perché ti sei fatto un selfie con sguardo ammiccante

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              • #8
                mai detto..anzi sostenitore fervente del contrario

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                • #9
                  fatevi un giro nella cronaca di un qualsiasi giornale cittadino: di episodi cosi ne sono veramente pieni.Poi gli increduli ma detentori del verbo di una parte della società italiana si meraviglia per l'avanzata dei cosidetti populisti o movimenti xenofobi estremisti ecc...
                  Notare anche come la magistratura si tuteli e si faccia scudo con il classico "carenza di personale " e " indipendenza dalla politica".
                  tanto per rimanere in tema :
                  http://www.storiepoliziapenitenziari...uso-liberarlo/

                  C’è indignazione, rabbia, “senso di impotenza” tra le forze di polizia. Ormai nelle chat interne non si fa che parlare di quanto successo a Torino, quando un senegalese ha sbeffeggiato, pestato e insultato i poliziotti, lo Stato e Salvini. È stato posto in arresto e poi subito liberato dal pm (con una semplice telefonata) perché contraria a costringerlo ad un fotosegnalamento coatto. La vicenda è stata descritta in un rapporto di servizio redatto dagli agenti e che ilGiornale.it ha rivelato in esclusiva. I dettagli hanno fatto infuriare gli appartenenti al corpo, esasperati dalla leggerezza con cui il procuratore ha ordinato “l’immediata liberazione” del soggetto che solo due settimane dopo (a Pasqua) avrebbe nuovamente aggredito due divise con una sbarra. Rischiando pure di ammazzarli.


                  La domanda sorge spontanea: ma che si affaticano a fare, i poliziotti, a catturare i malviventi se poi non rischiano neppure un paio d’ore di fresco? Quesito lecito, che in queste ore molti agenti si stanno ponendo. Tanto che il capopattuglia che lo scorso 29 marzo ha “arrestato il senegalese” ha deciso di “descrivere il resto dei fatti” di questa “vergognosa vicenda”.


                  Riassumiamo i fatti. Il 29 marzo la polizia viene chiamata per intervenire in un edificio privato occupato da Ndiaye Migui, stabilitosi tranquillo in una baracca di fortuna. Il soggetto è senza fissa dimora né documenti e viene portato in Questura per “la mera identificazione”. “Pur capendo perfettamente l’italiano – scrive il capopattuglia – il senegalese si rifiutava categoricamente di declinare le proprie generalità mettendo in atto un susseguirsi di insulti contro Salvini, la polizia e il sottoscritto” (“Vaf… Italia, dovete morire tutti”). Gli agenti provano a convincerlo “con tutta la gentilezza di questo mondo”, ma non ci riescono. “L’egregio senegalese”, infatti, “all’atto del fotosegnalamento” decide di opporsi al rilievo delle impronte “sbeffeggiando divertito” le forze dell’ordine. “Il tutto – si legge nell’sms (e confermato dal verbale) – irrigidendo le braccia e ritirando il palmo delle mani vicino al corpo”.


                  In poche ore l’immigrato si macchia di un paio di reati. I poliziotti provano di nuovo (e inutilmente) a persuaderlo. Il senegalese si alza dalla sedia, prova a scappare e, “bloccato per un braccio dal mio autista”, reagisce “stampandogli una manata in faccia”. Per lui scattano le manette, per l’agente 8 punti di sutura. Come da protocollo, la Questura telefona al pm di turno per “notiziarla tempestivamente dell’arresto”. Sono le 17.47. La toga dà il “nulla osta”, ma precisa che “non avrebbe adottato alcuna misura nei confronti” se non fosse emerso dai rilievi Afis (impronte) un qualche “precedente specifico”. Il motivo? “Il pm – spiega il capopattuglia – riteneva di lievissima entità i fatti”. “Lievissima”.


                  C’è un problema: per verificare se il senegalese ha precedenti (e sbatterlo in cella) occorre il fotosegnalamento, impossibile però da realizzare a causa delle opposizioni. Come uscirne? La Questura telefona di nuovo al magistrato presentando le difficoltà nel risalire all’identità del senegalese. “Il pm – si legge nell’sms – rispondeva: ‘Non mi importa quanto tempo ci mettiate, provate a convincerlo a farsi fotosegnalare finché non cederà alle vostre richieste”. Seconda domanda: ma perché gli agenti dovrebbero pregare in ginocchio chi poco prima li ha pestati? Anche questo, quesito lecito. E infatti i poliziotti chiedono al pm di poter procedere con il fotosegnalamento coatto. Ed ecco la risposta della toga, secondo quanto riporta il capopattuglia: “Non autorizzo alcun atto di violenza e contrario alla volontà di questa persona, questa si chiama tortura”. Gli agenti sono “allibiti e perplessi” dal “totale menefreghismo del pm”. Ma soprattutto restano “allibiti” quando “a conclusione della telefonata disponeva l’immediata liberazione del soggetto”. E questo nonostante l’immigrato fosse “persona ignota” senza identità o profilo giuridico delineato. Il capopattuglia, nel suo messaggio, si sfoga e definisce il comportamento del magistrato un “abuso”. Parola forte, ma forse comprensibile: “Il risultato sono stati 8 punti di sutura al collega che stava facendo il suo lavoro in un giorno di festa”.


                  Ps: venti giorni dopo lo stesso immigrato ha ripetuto l’impresa, aggredendo due agenti. Fatto che forse si sarebbe potuto evitare se il procuratore avesse disposto il fotosegnalamento coatto. Dai rilievi Afis sarebbero infatti emersi due provvedimenti di espulsione mai eseguiti e l’arresto di Ndiaye Migui sarebbe stato confermato. “In procura ora sono molto incazzati”, fanno sapere fonti delle forze dell’ordine. “Perché con questa storia hanno fatto una brutta figura”.

                  Poi ti credo che sono contrari alla legge che prevederebbe la responsabilita' civile dei magistrati.

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                  • #10
                    Originally posted by omarsmanetto View Post
                    fatevi un giro nella cronaca di un qualsiasi giornale cittadino: di episodi cosi ne sono veramente pieni.Poi gli increduli ma detentori del verbo di una parte della società italiana si meraviglia per l'avanzata dei cosidetti populisti o movimenti xenofobi estremisti ecc...
                    Notare anche come la magistratura si tuteli e si faccia scudo con il classico "carenza di personale " e " indipendenza dalla politica".
                    tanto per rimanere in tema :
                    http://www.storiepoliziapenitenziari...uso-liberarlo/

                    C’è indignazione, rabbia, “senso di impotenza” tra le forze di polizia. Ormai nelle chat interne non si fa che parlare di quanto successo a Torino, quando un senegalese ha sbeffeggiato, pestato e insultato i poliziotti, lo Stato e Salvini. È stato posto in arresto e poi subito liberato dal pm (con una semplice telefonata) perché contraria a costringerlo ad un fotosegnalamento coatto. La vicenda è stata descritta in un rapporto di servizio redatto dagli agenti e che ilGiornale.it ha rivelato in esclusiva. I dettagli hanno fatto infuriare gli appartenenti al corpo, esasperati dalla leggerezza con cui il procuratore ha ordinato “l’immediata liberazione” del soggetto che solo due settimane dopo (a Pasqua) avrebbe nuovamente aggredito due divise con una sbarra. Rischiando pure di ammazzarli.


                    La domanda sorge spontanea: ma che si affaticano a fare, i poliziotti, a catturare i malviventi se poi non rischiano neppure un paio d’ore di fresco? Quesito lecito, che in queste ore molti agenti si stanno ponendo. Tanto che il capopattuglia che lo scorso 29 marzo ha “arrestato il senegalese” ha deciso di “descrivere il resto dei fatti” di questa “vergognosa vicenda”.


                    Riassumiamo i fatti. Il 29 marzo la polizia viene chiamata per intervenire in un edificio privato occupato da Ndiaye Migui, stabilitosi tranquillo in una baracca di fortuna. Il soggetto è senza fissa dimora né documenti e viene portato in Questura per “la mera identificazione”. “Pur capendo perfettamente l’italiano – scrive il capopattuglia – il senegalese si rifiutava categoricamente di declinare le proprie generalità mettendo in atto un susseguirsi di insulti contro Salvini, la polizia e il sottoscritto” (“Vaf… Italia, dovete morire tutti”). Gli agenti provano a convincerlo “con tutta la gentilezza di questo mondo”, ma non ci riescono. “L’egregio senegalese”, infatti, “all’atto del fotosegnalamento” decide di opporsi al rilievo delle impronte “sbeffeggiando divertito” le forze dell’ordine. “Il tutto – si legge nell’sms (e confermato dal verbale) – irrigidendo le braccia e ritirando il palmo delle mani vicino al corpo”.


                    In poche ore l’immigrato si macchia di un paio di reati. I poliziotti provano di nuovo (e inutilmente) a persuaderlo. Il senegalese si alza dalla sedia, prova a scappare e, “bloccato per un braccio dal mio autista”, reagisce “stampandogli una manata in faccia”. Per lui scattano le manette, per l’agente 8 punti di sutura. Come da protocollo, la Questura telefona al pm di turno per “notiziarla tempestivamente dell’arresto”. Sono le 17.47. La toga dà il “nulla osta”, ma precisa che “non avrebbe adottato alcuna misura nei confronti” se non fosse emerso dai rilievi Afis (impronte) un qualche “precedente specifico”. Il motivo? “Il pm – spiega il capopattuglia – riteneva di lievissima entità i fatti”. “Lievissima”.


                    C’è un problema: per verificare se il senegalese ha precedenti (e sbatterlo in cella) occorre il fotosegnalamento, impossibile però da realizzare a causa delle opposizioni. Come uscirne? La Questura telefona di nuovo al magistrato presentando le difficoltà nel risalire all’identità del senegalese. “Il pm – si legge nell’sms – rispondeva: ‘Non mi importa quanto tempo ci mettiate, provate a convincerlo a farsi fotosegnalare finché non cederà alle vostre richieste”. Seconda domanda: ma perché gli agenti dovrebbero pregare in ginocchio chi poco prima li ha pestati? Anche questo, quesito lecito. E infatti i poliziotti chiedono al pm di poter procedere con il fotosegnalamento coatto. Ed ecco la risposta della toga, secondo quanto riporta il capopattuglia: “Non autorizzo alcun atto di violenza e contrario alla volontà di questa persona, questa si chiama tortura”. Gli agenti sono “allibiti e perplessi” dal “totale menefreghismo del pm”. Ma soprattutto restano “allibiti” quando “a conclusione della telefonata disponeva l’immediata liberazione del soggetto”. E questo nonostante l’immigrato fosse “persona ignota” senza identità o profilo giuridico delineato. Il capopattuglia, nel suo messaggio, si sfoga e definisce il comportamento del magistrato un “abuso”. Parola forte, ma forse comprensibile: “Il risultato sono stati 8 punti di sutura al collega che stava facendo il suo lavoro in un giorno di festa”.


                    Ps: venti giorni dopo lo stesso immigrato ha ripetuto l’impresa, aggredendo due agenti. Fatto che forse si sarebbe potuto evitare se il procuratore avesse disposto il fotosegnalamento coatto. Dai rilievi Afis sarebbero infatti emersi due provvedimenti di espulsione mai eseguiti e l’arresto di Ndiaye Migui sarebbe stato confermato. “In procura ora sono molto incazzati”, fanno sapere fonti delle forze dell’ordine. “Perché con questa storia hanno fatto una brutta figura”.

                    Poi ti credo che sono contrari alla legge che prevederebbe la responsabilita' civile dei magistrati.
                    Io mi chiedo perché non si può sapere il nome del magistrato magari per una visita di striscia la notizia, delle iene...certo non pretendo un'indagine interna...e magari davanti alla TV sentirsi dare delle risposte convincenti

                    Invece no omertà sempre verso i magistrati intoccabili in ogni cazzata che fanno

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                    • #11
                      eh... ma lo sai... "sono compagni che sbagliano"...

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