?Congratulazioni e auguri, siamo molto felici per lei. Questo ? il calendario di tutti i suoi dati clinici. Qualora data e orari non andassero bene ci chiami e provvederemo a spostare gli appuntamenti?. La lettera dell?ospedale pubblico ? arrivata a casa di Ludovica proprio pochi giorni dopo che aveva comunicato al suo medico di famiglia di essere incinta. ?Qui ti scrivono tutto, dicendoti anche ci? che tu non richiedi ma che loro presumono possa esserti utile. Un?esperienza che ti lascia di stucco per chi, come me, sa cosa significhi la burocrazia in Italia?. Ludovica ? un avvocato, ha 39 anni, vive a Oslo da due e ha una bimba di quattordici mesi, Francesca. Ha deciso di lasciare l?Italia abbastanza tardi (?ma lo sai che di recente un grafico italiano di 56 anni ha vinto un concorso pubblico? Qui ? normale? mi racconta) anche se non avrebbe mai creduto che la sua meta sarebbe stata questa. ?La Norvegia mi sembrava uno di questi posti immaginifici, delle favole, io pensavo pi? ad altri paesi europei. Ma dopo l?ennesimo assegno di ricerca scaduto per l?Universit? dove insegnavo, ho capito che se volevo che alcuni miei progetti si realizzassero sarei dovuta partire?.
Dopo il parto? Tutti in residence
Proprio in quel periodo, Ludovica reincontra, a Maratea, il suo futuro marito, ?sfidanzato? come lei dopo una relazione. Si sono sposati al Comune di Oslo due anni fa solo con due testimoni ? ?siamo andati e tornati in tram? ? e subito ? arrivata Francesca. ?Avevo due possibilit??, racconta Ludovica. ?Cominciare e studiare intensivamente il norvegese e cercare di rimettermi in gioco sul lavoro, oppure prendermi una pausa per avere un figlio e godermelo?. Ludovica sceglie la seconda ipotesi, aiutata da un welfare che ? davvero come lo raccontano gli articoli e le statistiche sulla qualit? della vita di donne e famiglie. Viene affidata subito a un centro che segue le donne in gravidanza, dove pu? fare tutti gli screening ordinari. Va in ospedale solo per l?amniocentesi, tutto gratuitamente, anche se il sesso del bambino le viene comunicato solo all?ultimo, come stabilito da una norma volta a contrastare gli aborti di genere tra alcune comunit? di immigrati. Il parto avviene nel modo pi? naturale possibile: ?Le ostetriche mi hanno aiutato a non fare l?epidurale e a tre ore dal parto, senza neanche un punto, ero gi? in piedi. Qui c?? una cultura del parto naturale che all?inizio mi spaventava, ma che poi ho potuto veramente apprezzare: il battito del bambino viene ascoltato addirittura con una sorta di trombettina di legno, se fossi stata in Uganda mi sarei spaventata!?. Dopo il parto (in stanza singola e con il pap?), i genitori e il beb? vengono accolti in una struttura residenziale: un appartamentino tutto per loro, ma con tutta l?assistenza medica che necessitano. Tornati a casa, la mamma pu? contare su un?assistenza pratica e psicologica: ?? venuta quella che qui chiamano ?helses?ster?, una ?sorella della salute? a consigliarci persino di spostare la stufa e utilizzare una coperta di cotone: ? la stessa che segue i bambini da zero fino a diciotto anni per i controlli ordinari e la prevenzione, mandando i bambini da un medico vero e proprio solo quando davvero occorra?.
I soldi del beb?: duecento euro al mese (per diciotto anni)
Ma non ? tutto: oltre ad avere congedi parentali di dodici mesi pienamente retribuiti sia per la madre che per il padre, ?che tutti qui prendono perch? il controllo sociale ? inverso, sembra strano che un padre non si occupi di suo figlio appena nato?; oltre ad avere gli assegni familiari sullo stipendio, anche se sei un lavoratore autonomo (? il caso del marito di Ludovica, geologo con un?azienda di ristrutturazioni edilizie con materiali di qualit?), ogni neomamma che non lavora riceve 6000 euro in un?unica soluzione per i bisogni dei primi mesi. Successivamente, nel caso non abbia un lavoro e stia aspettando un posto al nido pubblico (dove agli insegnanti veri e propri si affiancano assistenti di gioco, anche loro stipendiati, perch? ?qui il lavoro non retribuito ? un concetto inesistente?), dai 13 ai 23 mesi pu? usufruire di un assegno chiamato, ?kontantst?tte?, di settecentocinquanta euro al mese. Come se non bastasse, lo Stato norvegese versa duecento euro al mese su un conto corrente aperto dai genitori fino ai diciotto anni di vita del bambino: soldi che non possono essere spesi e che andranno direttamente a lui quando ? maggiorenne. In pi?, esiste anche un Fondo per le generazioni future, che sempre lo Stato sta accantonando, per garantire ai nuovi nati una qualit? della vita come quella dei genitori. ?Non ? difficile capire perch? ho deciso di far nascere Francesca qui?, racconta Ludovica, che sta studiando intensivamente il norvegese, anche per ottenere la cittadinanza, ?e se far? o meno un secondo figlio sar? solo una scelta mia, non dovuta a circostanze sociali che oggi altrove ti impediscono questa scelta ?.
Il gender gap? Qui ? all'incontrario
Quando decider? di rientrare nel mercato del lavoro, Ludovica trover? un ambiente dove il gender gap rischia di essere quasi a sfavore degli uomini e dove la conciliazione ? facilissima, perch? in Norvegia non esistono gli straordinari ? alle cinque sono tutti a casa - ed efficienti banche del tempo consentono alle madri e ai padri di gestire i bambini nel modo pi? consono ai bisogni di tutti. ?Qui alla mia et? le donne fanno i primari negli ospedali. E tutti hanno dai due ai quattro figli, molto presto perch? il passaggio dall?Universit? al lavoro ? molto semplice?. Meglio non sapere troppo di ci? che accade in Norvegia: una piccola societ? modello, una sorta di sogno per le mamme italiane. Da chiamare per? in ballo quando ci si sente stanche e magari abbattute, per liberarci almeno dei sensi di colpa e dalla paura di non essere adeguate. Che vivendo a Oslo, probabilmente, improvvisamente sparirebbero.
vabb?.....se solo penso ai sacrifici che facciamo io e mia moglie (come tanti del resto) mi vien da piangere.....

Dopo il parto? Tutti in residence
Proprio in quel periodo, Ludovica reincontra, a Maratea, il suo futuro marito, ?sfidanzato? come lei dopo una relazione. Si sono sposati al Comune di Oslo due anni fa solo con due testimoni ? ?siamo andati e tornati in tram? ? e subito ? arrivata Francesca. ?Avevo due possibilit??, racconta Ludovica. ?Cominciare e studiare intensivamente il norvegese e cercare di rimettermi in gioco sul lavoro, oppure prendermi una pausa per avere un figlio e godermelo?. Ludovica sceglie la seconda ipotesi, aiutata da un welfare che ? davvero come lo raccontano gli articoli e le statistiche sulla qualit? della vita di donne e famiglie. Viene affidata subito a un centro che segue le donne in gravidanza, dove pu? fare tutti gli screening ordinari. Va in ospedale solo per l?amniocentesi, tutto gratuitamente, anche se il sesso del bambino le viene comunicato solo all?ultimo, come stabilito da una norma volta a contrastare gli aborti di genere tra alcune comunit? di immigrati. Il parto avviene nel modo pi? naturale possibile: ?Le ostetriche mi hanno aiutato a non fare l?epidurale e a tre ore dal parto, senza neanche un punto, ero gi? in piedi. Qui c?? una cultura del parto naturale che all?inizio mi spaventava, ma che poi ho potuto veramente apprezzare: il battito del bambino viene ascoltato addirittura con una sorta di trombettina di legno, se fossi stata in Uganda mi sarei spaventata!?. Dopo il parto (in stanza singola e con il pap?), i genitori e il beb? vengono accolti in una struttura residenziale: un appartamentino tutto per loro, ma con tutta l?assistenza medica che necessitano. Tornati a casa, la mamma pu? contare su un?assistenza pratica e psicologica: ?? venuta quella che qui chiamano ?helses?ster?, una ?sorella della salute? a consigliarci persino di spostare la stufa e utilizzare una coperta di cotone: ? la stessa che segue i bambini da zero fino a diciotto anni per i controlli ordinari e la prevenzione, mandando i bambini da un medico vero e proprio solo quando davvero occorra?.
I soldi del beb?: duecento euro al mese (per diciotto anni)
Ma non ? tutto: oltre ad avere congedi parentali di dodici mesi pienamente retribuiti sia per la madre che per il padre, ?che tutti qui prendono perch? il controllo sociale ? inverso, sembra strano che un padre non si occupi di suo figlio appena nato?; oltre ad avere gli assegni familiari sullo stipendio, anche se sei un lavoratore autonomo (? il caso del marito di Ludovica, geologo con un?azienda di ristrutturazioni edilizie con materiali di qualit?), ogni neomamma che non lavora riceve 6000 euro in un?unica soluzione per i bisogni dei primi mesi. Successivamente, nel caso non abbia un lavoro e stia aspettando un posto al nido pubblico (dove agli insegnanti veri e propri si affiancano assistenti di gioco, anche loro stipendiati, perch? ?qui il lavoro non retribuito ? un concetto inesistente?), dai 13 ai 23 mesi pu? usufruire di un assegno chiamato, ?kontantst?tte?, di settecentocinquanta euro al mese. Come se non bastasse, lo Stato norvegese versa duecento euro al mese su un conto corrente aperto dai genitori fino ai diciotto anni di vita del bambino: soldi che non possono essere spesi e che andranno direttamente a lui quando ? maggiorenne. In pi?, esiste anche un Fondo per le generazioni future, che sempre lo Stato sta accantonando, per garantire ai nuovi nati una qualit? della vita come quella dei genitori. ?Non ? difficile capire perch? ho deciso di far nascere Francesca qui?, racconta Ludovica, che sta studiando intensivamente il norvegese, anche per ottenere la cittadinanza, ?e se far? o meno un secondo figlio sar? solo una scelta mia, non dovuta a circostanze sociali che oggi altrove ti impediscono questa scelta ?.
Il gender gap? Qui ? all'incontrario
Quando decider? di rientrare nel mercato del lavoro, Ludovica trover? un ambiente dove il gender gap rischia di essere quasi a sfavore degli uomini e dove la conciliazione ? facilissima, perch? in Norvegia non esistono gli straordinari ? alle cinque sono tutti a casa - ed efficienti banche del tempo consentono alle madri e ai padri di gestire i bambini nel modo pi? consono ai bisogni di tutti. ?Qui alla mia et? le donne fanno i primari negli ospedali. E tutti hanno dai due ai quattro figli, molto presto perch? il passaggio dall?Universit? al lavoro ? molto semplice?. Meglio non sapere troppo di ci? che accade in Norvegia: una piccola societ? modello, una sorta di sogno per le mamme italiane. Da chiamare per? in ballo quando ci si sente stanche e magari abbattute, per liberarci almeno dei sensi di colpa e dalla paura di non essere adeguate. Che vivendo a Oslo, probabilmente, improvvisamente sparirebbero.
vabb?.....se solo penso ai sacrifici che facciamo io e mia moglie (come tanti del resto) mi vien da piangere.....



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