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L'Europa in trappola???

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    #1

    L'Europa in trappola???

    di Daron Acemoglu e Simon Johnson

    WASHINGTON ? L??lite della politica europea, ovvero chi delinea le strategie da seguire a livello nazionale e dell?eurozona, ? in seri guai. E? infatti a causa della sua mal gestione del contesto economico che si ? arrivati ad una situazione di profonda crisi a discapito di tutte le nobili promesse di unit? e prosperit? sancite con l?introduzione dell?euro. Anche se, infatti, l?unione monetaria riuscir? a sopravvivere, per milioni di persone l?euro ha gi? fallito nella sua missione di sostegno alla crescita e di garanzia di stabilit?. Ma come ? successo?

    L?economia greca, portoghese, irlandese e italiana stanno annaspando a causa delle politiche di austerit? fiscale che comportano ampi tagli di budget e consistenti aumenti delle tasse. Questo mix di politiche porter? quindi ad un rallentamento non solo della loro crescita ma anche di quella del resto d?Europa. Ma questo ? solo parte del problema. La questione pi? importante ? l?eccesso di debito che ha costretto i governi europei a perseguire questa via. Ci sono grandi similitudini con quello che ? successo negli Stati Uniti negli ultimi anni, con molte famiglie schiacciate dai debiti ed un conseguente calo dei consumi che non sono ancora ripresi. Il processo di aggiustamento sar? ancor pi? doloroso in Europa a causa dell?effetto della crisi del debito sovrano su consumatori, investitori e sul settore pubblico in ugual misura.

    C?? tuttavia un modo semplice per gestire l?eccesso di debito: ridurre i pagamenti ristrutturando il debito stesso. Molte aziende sono in grado di rinegoziare i termini finanziari con i loro creditori generalmente estendendo la maturit? delle loro passivit? e riuscendo, in tal modo, ad avere ulteriori prestiti per finanziare progetti nuovi e migliori. Se queste negoziazioni non riescono ad essere portate avanti in modo volontario, le aziende statunitensi possono comunque fare riferimento al capitolo 11 del codice fallimentare in base al quale un tribunale supervisiona e approva la riorganizzazione delle passivit?. Lo stesso dovrebbe quindi verificarsi per i nuclei familiari americani e per i governi europei in difficolt?. Invece, la ristrutturazione del debito ? stata troppo poco consistente ed ? arrivata troppo tardi. Perch??


    In entrambi i casi, l?argomentazione principale per evitare l?eliminazione dell?eccesso di debito ? venuta dalle banche secondo le quali una simile operazione avrebbe sconvolto i mercati finanziari per due ragioni fondamentali. Prima di tutto, quali principali creditori, le banche si troverebbero ad affrontare ampie perdite che provocherebbero un effetto domino con ondate di pessimismo in grado di alzare i tassi di interesse e di rovinare le prospettive di altri beneficiari di prestiti. In secondo luogo, le banche soffrirebbero di un?eventuale ristrutturazione anche in seguito alla vendita della copertura contro il default sotto forma di credit-default swap. Qualora, infatti, questi swap fossero attivati, le banche potrebbero subire nuove ingenti perdite. Nel caso della Grecia, le banche internazionali hanno a lungo sostenuto che un?eventuale ristrutturazione del debito avrebbe provocato un contagio su larga scala all?interno dell?eurozona e forse persino oltre. Tuttavia, la Grecia non ha avuto alla fine altra scelta che ristrutturare il debito, riducendo il valore dei rimborsi privati del 75% rispetto al loro valore nominale (anche se, probabilmente, non sar? comunque sufficiente a rendere sostenibile il peso del debito del paese). Quest?operazione ? stata considerata come un evento creditizio, il che ha reso possibile l?esercizio dei credit default swap obbligando gli assicurati contro il default a pagare. Si ? forse scatenato l?inferno?

    No. Le banche non sono fallite e non c?? segno di un effetto domino. Ma ci? non dipende dal fatto che le banche si erano preparate accumulando pi? capitale. Al contrario, rispetto alle possibili perdite future, le banche europee hanno accumulato recentemente un capitale poco consistente, gran parte di cui consiste, in realt?, in contabilit? creativa piuttosto che in capitale azionario in grado di assorbire la perdita. Forse il rischio che un?eventuale ristrutturazione del debito greco potesse provocare un crollo finanziario ? sempre stato minimo, mentre ci si doveva comunque aspettare un rallentamento dei mercati. Ma in tal caso perch? tutto questo trambusto? La risposta dovrebbe essere ormai chiara: la politica dei gruppi di interesse e la prospettiva mondiale delle ?lite che dettano le politiche. Anche qualora il rischio nei confronti del sistema finanziario fosse stato minimo, l?impatto sulle banche e sugli obbligazionisti sarebbe comunque stato consistente. Molti di loro avrebbero perso miliardi, cos? come molti dipendenti del settore finanziario si sarebbero trovati senza lavoro. Prevedibilmente, le principali banche hanno quindi remato contro la ristrutturazione del debito sia a porte chiuse che pubblicamente.

    L?Istituto per la Finanza Internazionale, ad esempio, un eminente gruppo di pressione di Washington a favore delle grandi banche, ribadisce continuamente di salvarle o di affrontare le eventuali conseguenze. Ma la loro storia ? tanto importante quanto il loro potere politico che, negli ultimi anni, ? aumentato in modo significativo, tanto che i principali policimaker di Stati Uniti ed Europa sono arrivati a proteggere i capitali delle banche anche quando non ci sono implicazioni pi? ampie per l?economia. Anche adesso molte delle perdite che le banche avrebbero dovuto subire sono sostenute dal settore pubblico attraverso, ad esempio, diverse forme di aiuto diretto e da provvedimenti straordinari e rischiosi della Banca Centrale Europea. L?entit? dei sussidi in questo settore ? sbalorditiva e, con le attuali politiche, non potr? far altro che aumentare nel tempo sostenendo, quindi, lo stile di vita dell?1% delle persone al top nei paesi molto ricchi. Il default della Grecia ? finito per trasformarsi nel proverbiale can che abbaia non morde. La lezione per l?Europa, e anche per gli Stati Uniti, ? evidente: ? tempo di smettere di ascoltare quello che dicono le banche e di iniziare a focalizzarsi su quello che fanno. Dobbiamo valutare nuovamente la distorsione dell?economia politica da parte del settore finanziario prima che l?eccesso di potere dei pochi imponga costi ancor pi? alti su tutti gli altri.


    Il Sole 24 Ore
    Last edited by MiKiFF; 23-03-12, 05:55.

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    #2
    La lezione per l?Europa, e anche per gli Stati Uniti, ? evidente: ? tempo di smettere di ascoltare quello che dicono le banche e di iniziare a focalizzarsi su quello che fanno. Dobbiamo valutare nuovamente la distorsione dell?economia politica da parte del settore finanziario prima che l?eccesso di potere dei pochi imponga costi ancor pi? alti su tutti gli altri.


    quoto l'ultima frase

    aggiungo: occorrono politiche di crescita e di stabilit?, ? sotto gli occhi di tutti (gli addetti ai lavori) il fatto che certi tipi di politiche tanto care a Washington, hanno MISERAMENTE fallito....

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      #3
      Mikiff, ma perch? hai messo quel carattere??? Faccio una fatica boia a leggere...

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        #4
        Originally posted by Foglio View Post
        Mikiff, ma perch? hai messo quel carattere??? Faccio una fatica boia a leggere...
        ? come quando in un contratto ti infilano le clausoline finali.... per leggere o meglio non leggere le cose "brutte"

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          #5
          Non mi sembrava di averlo messo, kmq ora l'ho tolto...



          Il problema ? che in USA tutti e ripeto TUTTI i ministri delle finanze e relativi consiglieri sono rimasti i medesimi nel passaggio tra le amministrazioni di bush senior, clinton, bush junior e adesso obama...

          ... e tutti sono per la totale DEREGOLAMENTAZIONE...

          ... e in Europa chi ? al potere non ? che la pensi molto diversamente...

          ... tante TROPPE regole per gli stati e NESSUNA per la finanza...

          ... in questo modo le prospettive economiche non possono cambiare, nel bene e nel male...

          ... nel bene, perch? ogni crisi ? destinata ad essere superata fornendo agli investitori strumenti al limite della legalit? per accumulare patrimoni che prima o poi spingeranno l'economia a ripartire...

          ... nel male perch? un continuo susseguirsi di crisi ? ormai certo ed in ogni crisi i pi? deboli, che siano cittadini o stati indebitati, sprofondano sempre pi?...

          ... ma io non sono pessimista, perch? un paese come il nostro, che ha SEMPRE fatto del privilegio consacrato e protetto di pochi e del divario tra le classi sociali il suo sistema vivendi, pu? essere cambiato SOLO grazie alla carica emozionale della crisi...

          ... l'importante ? non cercare, come sempre, di opporsi al cambiamento, in quanto ? il mantenimento dello status quo che ci ha portato ad essere deboli, non i magheggi della finanza che enfatizzano solo il problema.
          Last edited by MiKiFF; 23-03-12, 06:06.

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            #6
            Originally posted by MiKiFF View Post
            ... tante TROPPE regole per gli stati e NESSUNA per la finanza...
            This is the key...

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              #7
              il giornalista del sole ha una confusione in testa non indifferente... scambia le cause (il current account deficit) con gli effetti (la crisi del debito => la crisi delle banche che lo detengono).... alla base della crisi non c'? la finanza ma il commercio. Le radici della crisi affondano nei deficit delle partite correnti, che in gran misura sono dovuti a deficit commerciali, che a loro volta non fanno altro che riflettere il crollo di competitivit? che i paesi occidentali (nel loro complesso) hanno subito a favore dei paesi emergenti... in quanto alle regole, ? completamente fuori strada, gli ricordo che l'ingresso della Cina nel WTO ? avvenuto senza condizioni... non dico altro...dalla sera alla mattina un operaio Usa o EU si ? trovato a competere con un operaio cinese che lavora per una tazza di riso al girono... idem per la questione dei brevetti e della concorrenza sleale..tutto spazzato via... in un contesto di spostamento di ricchezza da ovest a est, gli stati sovrani hanno cercato di usare lo strumento del debito per addolcire la caduta di benessere dei propri cittadini-elettori. Debito privato a manetta nei paesi anglosassoni e debito pubblico in quelli europei. Tutto il resto ? fatto di passaggi tecnici, interessanti ma non fondamentali.

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                #8
                leggo che sono 2 ricercatori del MIT... allora speriamo sia solo un articolo di financial repression sen? andiamo bene....

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                  #9
                  Originally posted by THEPRETENDER View Post
                  il giornalista del sole ha una confusione in testa non indifferente... scambia le cause (il current account deficit) con gli effetti (la crisi del debito => la crisi delle banche che lo detengono).... alla base della crisi non c'? la finanza ma il commercio. Le radici della crisi affondano nei deficit delle partite correnti, che in gran misura sono dovuti a deficit commerciali, che a loro volta non fanno altro che riflettere il crollo di competitivit? che i paesi occidentali (nel loro complesso) hanno subito a favore dei paesi emergenti... in quanto alle regole, ? completamente fuori strada, gli ricordo che l'ingresso della Cina nel WTO ? avvenuto senza condizioni... non dico altro...dalla sera alla mattina un operaio Usa o EU si ? trovato a competere con un operaio cinese che lavora per una tazza di riso al girono... idem per la questione dei brevetti e della concorrenza sleale..tutto spazzato via... in un contesto di spostamento di ricchezza da ovest a est, gli stati sovrani hanno cercato di usare lo strumento del debito per addolcire la caduta di benessere dei propri cittadini-elettori. Debito privato a manetta nei paesi anglosassoni e debito pubblico in quelli europei. Tutto il resto ? fatto di passaggi tecnici, interessanti ma non fondamentali.
                  Concordo che le radici vere della ridicola crescita e stagnazione dell'economia reale sia da ritrovarsi anche nella delocalizzazione della produzione, ma rallentamento non significa crisi, ? stata invece la bolla speculativa finanziaria che ha pompato a dismisura l'industria immobiliare statunitense tramite l'utilizzo indebito di subprime e relativi derivati a generare il casino che a cascata ha colpito tutti, sopratutto i paesi europei assoggettati ai trattati di stabilit? ed ovviamente in misura maggiore quanto maggiore era la violazione del patto e l'indebitamento pubblico...

                  ... in ogni caso il passaggio ad un nuovo equilibrio mondiale tra est ed ovest, in un contesto di condivisione di tecnologie ma non di reddito e diritti umani, doveva passare per forza di cose da uno sviluppo smodato della produttivit? dei paesi low cost per poi superare questa fase, in quanto col loro progresso economico e civile arriver? la diminuzione della convenienza della delocalizzazione produttiva e tutto torner? a stabilizzarsi...

                  ... della serie, non sar? mettendo un freno al libero mercato che si arginer? il destino del mondo, al limite si allungherebbero i processi di civilizzazione.

                  Last edited by MiKiFF; 23-03-12, 09:10.

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